giovedì 13 gennaio 2011

Un film inchiesta sull'altra Napoli

di Paco De Renzis
da http://www.alternapoli.com/

La necessità di allontanarsi dallo stereotipo della Napoli insanguinata così come da quello della Napoli da cartolina ha portato Luca Saulino, giovane giornalista napoletano, ad unirsi al regista Ciro Fabbricino in un progetto che ha dato vita ad un film-inchiesta, "Oltre", a breve in vendita in dvd: il desiderio di raccontare Scampia, il quartiere simbolo del degrado e degli affari malavitosi partenopei, come nessuno la immagina e la conosce.
L’idea è quella di dare visibilità alle persone oneste che lavorano per reagire al marcio che gli cresce intorno, che s’impegnano quotidianamente per concretizzare la speranza di cambiare le cose attraverso il volontariato, lo spettacolo, la scuola, la cultura.
Dalle parole di Saulino, risulta chiara l’intenzione di questa inchiesta ideata da chi come lui è nato e vive a Secondigliano.
Da dove nasce l'esigenza di fare un film-inchiesta su Napoli?
«Da giornalista napoletano ho sentito la necessità di fornire uno spaccato della periferia nord che andasse oltre (da qui il titolo) gli stereotipi, vedi sangue e degrado, che hanno fatto il giro del mondo.»
In cosa si differenzia "OLTRE" dalle altre inchieste sulla città?
«La realtà raccontata dal filone giornalistico, televisivo e documentaristico, è soltanto una parte di ciò che negli ultimi anni ho visto con i miei occhi. La parte sana, quella di chi anziché scappare è rimasto a Scampia e Secondigliano, riuscendo a condurre una vita normale era stata dimenticata. E proprio a questi invisibili, ignorati dai media, ho voluto dare voce.»
Ci sono state difficoltà nel raccogliere testimonianze?
«Nella periferia napoletana c’è una gran voglia di raccontare le cose belle offuscate tuttavia dal marcio. Ecco perché abbiamo riscontrato una diffusa disponibilità tra la gente a farsi intervistare. Abbiamo evitato scene di monnezza, giardinetti pieni di siringhe o tossici che si bucano. Certo, ci sono le Vele, in quanto edifici attraverso i quali si identifica Scampia nell’immaginario collettivo.»
L'attenzione torna sulla città ogni volta che avvengono fatti di sangue: se non muore qualcuno tutti pensano che le cose a Napoli vadano bene. E' l'informazione malata a creare questo paradosso, o siamo noi napoletani a togliere la testa dalla sabbia solo quando vediamo i morti ammazzati?
«L’informazione in Italia è sempre più schiava del mercato e lontano dal vero giornalismo. Tutti sono stati pronti a mettere i 57 morti ammazzati della faida ma pochi hanno provato a ricostruire il background di un quartiere dove mentre impazzava il piombo c’erano parrocchie, associazioni, che toglievano i ragazzi dalla strada. Il problema è che il brusio dei bambini di un oratorio non è una notizia rispetto ai rivoli di sangue versati sull’asfalt»
D'Alessio che strappa la prima pagina de L'Espresso; la Iervolino che spara a zero su Santoro; alcuni intellettuali che si dicono offesi dai libri di Bocca e di Jacopo Fo sulla città: non si rischia l'ipocrisia populista a prendersela con chi dopotutto non fa altro che raccontare ciò che avviene sotto gli occhi di tutti a Napoli?
«Ripeto, la Napoli raccontata da Bocca e Santoro esiste purtroppo, e nessuno può negarlo. Tuttavia i giornalisti in questione hanno ignorato quella fetta di città operosa e legale, che non solo s’indigna di fronte alla violenza ma organizza iniziative di riscatto civile.
Gli attacchi della Iervolino e di D’Alessio mi sono apparsi fuori luogo. E’ vero che c’è ancora qualcosa di buono ma se si continuano a sottovalutare le risorse umane, turistiche, paesaggistiche, "OLTRE" non avrà più senso.»
A seguito di questo lavoro, dell'esplorazione dell'ALTRA Napoli, della ricerca su campo per girare la realtà mostrata nel film-inchiesta, ci si può considerare fiduciosi sul futuro della nostra città?
«L’Altra Napoli ha bisogno di vedere azioni concrete, una programmazione a lungo termine per creare sviluppo e vivibilità, solo così può riacquistare fiducia nei governanti.»
Sono i volti, le voci dell’Altra Napoli ad essere immortalate in questo viaggio che vale la pena di vedere e di diffondere il più possibile, così come si evince dalle parole di Ciro Fabbricino, il regista:
«Sa quale è stata la maggiore difficoltà nel dirigere un documentario
come OLTRE? Parlare della "normalità", di gente che potrebbe esistere in qualunque parte del mondo. Sia chiaro: OLTRE non afferma che Secondigliano è un paradiso, e che ci sono
dei pazzi si che divertono a dipingerla in malo modo. Mi chiedo tuttavia se è possibile che la stragrande maggioranza degli abitanti “perbene” di quest'area debba essere costantemente mortificata da un'immagine mediatica che la vuole comunque collusa con l'illegalità. Allora, perchè non dare la possibilità alle persone perbene di "contarsi"?
La scena finale di OLTRE ho inteso realizzarla con dei bambini che fanno aereoplanini con dei quotidiani: per quel che mi riguarda è solo agendo sulle nuove generazioni, dandogli modelli e opportunità, che le cose possono realmente cambiare.»


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